mercoledì 27 agosto 2008

Mai vista da qui?

Era la notte del Redentore a Venezia...
Dopo una nottata in spiaggia al Lido, attorno al falò a contemplare un mare quasi fermo che sembrava farsi baciare da una luna di una luminosità unica, Venezia la si può vedere da prospettive mai viste prima.


Intanto che la gente si accalcava sui ponti per vedere i fuochi.
Intanto che si cerca la legna.
Intanto che si prepara il cibo.
Intanto che il sole tramonta.
Intanto che la luna sale.
Intanto che il giorno muore.
Intanto che la notte nasce.
Intanto che il fuoco scalda.
Intanto che la musica si spegne.
Intanto che i fuochi, in lontananza, salgono nel cielo.
Intanto che si sentono i rave party alzare il volume.
Intanto che qualcuno muore...
Intanto che in spiaggia si fanno incontri strani.
Intanto che qualcuno che nemmeno si conosce si autoinvita e si ferma a mangiare con noi.
Intanto che qualcuno si fa il bagno.
Intanto che la birra è finita...
Intanto che le chiacchere finiscono e si stà attorno al fuoco...in silenzio.
Intanto che per una volta si sperimenta la vera PACE con se stessi e il mondo.

E nella nottata, a parte chi è rimasto in tenda in spiaggia, siamo tornati ospiti di Venezia. La domenica ancora partenza per la spiaggia del Lido con un bel caldo!

Le sorgenti di...

Un pò di scenari di casa nostra (le sorgenti del Sile), prima di andare a finire nelle sperdute, desolate e desolanti pianure russe...

Questi alberi sembrano delineare una strada precisa verso qualcosa che non si sa, verso qualcosa da capire, verso qualcosa di più. Ma vale la pena arrivare subito o è meglio fare un pò di zig zag tra gli alberi? Senza sapere se si troverà qualcosa di interessante, o se sarà una perdita di tempo. O magari una strada più veloce, o le sabbie mobili.
Quanto è invitante la strada più facile e visibile, quanto stimolante il conoscere.
Eterno dilemma tra la strada facile e la difficile, tra il tempo che se ne va e quello che ci si prende. O si perde...



Non importa forse la strada, dipende dallo spirito con cui ci si va.
Si può andare piano, per poter osservare meglio, per riposarsi quando le forze non permettono di apprezzare. Si può andare possibilmente rotolando come queste palle di fieno, senza però seguire la massa, i pregiudizi della gente.
Liberi dalla nostra storia, con le orecchie volte ad ascoltare anche ciò che non vogliamo sentirci dire.
Liberi per poter interpretare tutto volti alla crescita di se stessi.
Liberi per poter capire chi ci può dare di più.
Liberi per poter capire ciò di cui siamo schiavi.
Liberi per dirigere un giorno le forze...tutte...verso una sola cosa o una sola persona...

venerdì 1 agosto 2008

Quando il "Fango" è positivo

Tra tutti gli spunti positivi di quest'album sceglierei il più classico. Ci vuole prima delle vacanze un'iniezione di ottimismo.
E a settembre magari ci si vede, faccia a faccia...piantata nel "fango".

Fango
(Lorenzo Jovanotti Cherubini)
Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall'alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
ora la città è un film straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori l'odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
la città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c'è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l'appetito la sete l'evoluzione in atto
l'energia che si scatena in un contatto
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango